Tecniche di PNL con i bambini: la metafora delle candele decorative e la sintonia perfetta con i nostri figli!

Guida alle tecniche di PNL da usare con i bambini: la metafora delle candele decorative e la sintonia perfetta con i nostri bambini!

L’altro giorno sul Real tv ho visto un programma che spiegava come si realizzano le candele decorative.

Avete presente quelle candele multicolore, con mille torsioni, variazioni stilistiche e incisioni artistiche?

Il segreto consiste nell’immergere per un secondo la candela “neutra” nel colore fuso, poi una volta asciugata, si proseguirà con un’altra immersione in un secondo colore, e così via….

I colori si stratificano, man mano, rimanendo ben distinti, tanto che se vado ad incidere la cera per creare delle volute è possibile distinguere ogni singolo colore.

In Programmazione Neuro Linguistica (PNL), Richard Bandler e John Grinder scoprirono, modellando Milton Erickson, che la tecnica del Ricalco produceva sintonia (Rapport) quasi istantaneamente.

E se si crea il Rapport e molto più facile “andare in guida” e massimizzare le probabilità che l’altro (in questo caso nostro figlio) ci ascolti.

Di solito, noi genitori facciamo esattamente il contrario: andiamo in guida prima di ricalcare.

Un esempio? Quando si fanno male, ci affrettiamo a dire loro: “Non è niente! Adesso passa! Cosa vuoi che sia!”. Vero?

E di norma cosa otteniamo? Urla e strepiti con volumi sempre maggiori fino a che non ottengono la nostra considerazione in merito al dolore reale o presunto che sia.

Una volta presi in braccio, coccolati e dopo aver portato la nostra attenzione sul loro “male” (fammi vedere dove hai sbattuto? Deve fare un male terribile…), ecco che sarà più facile cambiare le loro rappresentazioni interne e il loro stato d’animo (andiamo a mettere un po’ di ghiaccio, un cerotto, dell’acqua e poi guardiamo se c’è il tuo cartone preferito in tv, se ho un cioccolatino nella borsa, o raccontami come è andato a finire il film di ieri sera, quanti Pokemon ti mancano, ecc.).

E, a questo riguardo, riporto a fine articolo uno stralcio molto significativo di Milton Erickson stesso, per approfondire l’argomento.

Come funziona in pratica la tecnica del Ricalco?

 Prendiamo l’esempio della candela: con i nostri figli dobbiamo immergerci per un attimo nel colore che stanno vivendo in quel momento, restituendo a loro la percezione che tutta la nostra presenza si ricopra della loro esperienza (colore).

Loro devono vedere impressa sulla nostra candela, il colore dell’esperienza che li sta cuocendo in quella bacinella chiamata attimo, minuti, ore, giornata.

E per far vedere che siamo ricoperti del loro colore/esperienza, e non più di quello che ci occupava la mente e il cuore precedentemente, dobbiamo ricalcare su tre livelli: il verbale, il non verbale e il paraverbale.

1)      Ricalcare il verbale significa ripetere alcune parole chiave esattamente come ce le hanno riportate.

 Ad esempio: “Papà, oggi ho preso 9 nella verifica di grammatica!” => “Bravo Tom, hai preso 9 nella verifica di grammatica? Ma sei un mito, complimenti!”

“Mamma, ho mal di pancia!” => “Hai mal di pancia, vero?”

Che è diverso dal rispondere: “Sì sì, certo, ok, mmm”.

 2)      Ricalcare il non verbale significa rispecchiare la postura e i gesti che sta facendo nostro figlio: se è seduto sul divano, sediamoci accanto a lui, se è in piedi, alziamoci in piedi, se alza il pollice per dire ok, rifacciamo lo stesso gesto, ecc.

 3)      Ricalcare il paraverbale significa riprodurre per quanto possibile le variazioni della voce che sottolineano e danno maggiore espressività ad alcuni contenuti: “oggi la maestra mi ha sgridato” (con tono basso e lento) => ripeterò in maniera simile (ovviamente con il mio timbro di voce) “ti ha sgridato?”; oppure: “ho segnato in scivolata!!!” (con volume alto, squillante e ritmo veloce) => similmente esclamerò “Addirittura in scivolata!!!”.

Il ricalco (di per sé una tecnica molto semplice) è molto efficace per creare un buon clima di intesa, eviteremo fraintendimenti, ci sintonizzeremo più facilmente sul canale di nostro figlio e questo (che di per sé è già uno splendido risultato) sarà il trampolino per accompagnarlo più facilmente verso l’ottenimento delle nostre aspettative.

Es.: “Lo so che sei stanco e che vorresti andare a giocare con la wii (RICALCO) e mi chiedo se tu possa mettercela tutta ora per finire i compiti il prima possibile… (GUIDA)”

“Mi hai detto che il tuo compagno non smette di stuzzicarti (RICALCO), incomincia a pensare a cosa potresti dirgli per lasciarti in pace (GUIDA).”

Ecco le volute delle candele: ogni comando, richiesta, aspettativa, deve avere i colori del verbale, non verbale e paraverbale che realizzeranno magicamente la creazione artististica del comportamento auspicato.

Buon divertimento!

a cura di Michele de Santis*
 

Da: “La mia voce ti accompagnerà; i racconti didattici” di M. Erickson, Ed. Astrolabio Ubaldini

Mio figlio Robert, di tre anni, era caduto dalle scale sul retro. Si era rotto il labbro, e un dente dell’arcata superiore era stato spinto all’indietro all’interno della mascella. Stava sanguinando copiosamente e urlava per la paura e per il dolore. Sua madre ed io corremmo in suo aiuto.

                Un unico sguardo a lui, steso per terra che urlava, con la bocca che sanguinava abbondantemente e tutto il sangue sparso sul pavimento, mi rivelò che si trattava di un’emergenza che richiedeva misure immediate e adeguate.

                Non facemmo alcun tentativo di tirarlo su. Al contrario, quando si fermò per prendere il respiro prima di urlare di nuovo, gli dissi velocemente, semplicemente, con solidarietà: “Fa un male terribile, Robert. Fa un male terribile.”

                In un attimo, senza alcun dubbio, mio figlio si rese conto che sapevo quello di cui stavo parlando. Era d’accordo con me e sapeva che io ero completamente d’accordo con lui. Di conseguenza mi ascoltava con rispetto, poiché avevo dimostrato di comprendere pienamente la situazione.

                Poi dissi a Robert: “E continuerà a farti un gran male.” Con questa semplice affermazione, diedi voce alla sua paura peggiore, confermai l’idea che lui stesso si era fatto della situazione, dimostrai piena comprensione del problema e il mio totale accordo con lui, dato che in quel momento lui prevedeva per se stesso solo una vita di tormento e dolore.

 Poi Erickson guida Robert verso una consapevolezza diversa e più produttiva della sua condizione. Lo fa focalizzando l’attenzione di Robert sulla quantità e sulla qualità del sangue sul pavimento, collegando allo stesso tempo il sangue alla caratteristica che Robert considera importante, cioè la qualità: “C’è proprio un sacco di sangue sul pavimento. È un buon sangue, rosso e forte? Guarda bene, mamma, guarda. Io penso di sì, ma voglio che tu ne sia sicura.”

Qui Erickson sta guidando Robert, mentre l’obiettivo è di porre la sua attenzione su qualcos’altro che non sia il dolore. Erickson continua: “Comunque, definimmo quell’opinione (sulla qualità del sangue) positiva, affermando che sarebbe stato meglio esaminare il sangue guardandolo sullo sfondo del lavandino del bagno. A questo punto Robert aveva smesso di piangere, e il suo dolore e la sua paura non erano più fattori dominanti. Invece, era interessato e assorto nell’importante problema della qualità del suo sangue.”

Erickson, poi, continua a guidare Robert sempre più lontano dal trauma e dal dolore, chiedendosi se sarà così fortunato da avere bisogno di un numero di punti di sutura che riesca a contare.

In realtà, sembrava che non fossero necessari neanche dieci punti e lui sapeva contare fino a venti. Fu espresso il rimpianto sul fatto che lui non potesse avere diciassette punti, come sua sorella Betty Alice, o dodici, come suo fratello Allen; ma gli fu offerto conforto dichiarando che avrebbe comunque avuto più punti dei suoi fratelli Bert, Lance o della sorella Carol. Così, l’intera situazione si trasformò in un’esperienza comune, in modo tale da essere condivisa con i suoi fratelli maggiori, con un confortante senso di eguaglianza o, addirittura, di superiorità.”

 

Michele De Santis, life coach, Master in Programmazione Neuro Linguistica e in Reiki 

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