Gli errori del bambino nel parlare, fisiologici o patologici? Parliamo delle dislalie

Non tutti sanno che, alcuni difetti di articolazione o di sviluppo anomalo e ritardato degli schemi articolatori di una persona, si manifestano con svariate irregolarità dei suoni linguistici, letteralmente definite come “dislalie”.

Per comprendere meglio cosa s’intende per dislalie, di seguito propongo alcuni esempi: si possono verificare inversioni dei suoni all’interno di parole (sefamoro anziché semaforo, cimena anziché cinema), omissioni in cui si escludono uno o più suoni dalla parola (pala anziché palla, foco anziché fuoco, pota anziché porta), sostituzioni di suoni simili (corta-torta, sole-tole, tomo-tono) e così via.

Tutto ciò può essere conseguente sia a fattori organici che colpiscono gli organi coinvolti nella fonazione (labbra, lingua, denti, palato, faringe), sia a fattori funzionali che portano il paziente a non trovare l’esatto modo o luogo d’articolazione di uno o più fonemi e rendendolo incapace di produrli. In quest’ ultimo caso la rieducazione è indispensabile ed efficace.

Nei primi anni di vita del bambino, questo tipo di disturbo linguistico è fisiologico, in quanto rientra nello sviluppo evolutivo normale del linguaggio. Se però, verso i cinque anni di età, si dovessero verificare di questi episodi, allora si, che si parlerebbe di dislalia e quindi di una patologia per la quale è necessario un trattamento logopedico specifico. Le cause possono derivare dall’atteggiamento educativo familiare, ma anche dalle capacità imitative del soggetto, dall’ambiente o da eventuali ritardi semplici di parola o di linguaggio, da disturbi di discriminazione (capacità di distinguere determinati suoni) o da un possibile deficit uditivo.

Il trattamento per le dislalie avrà lo scopo primo di correggere, ma soprattutto di impedire che il disturbo si consolidi maggiormente. Proprio per questa ragione si presenteranno maggiori difficoltà in caso di adolescenti e adulti, nonostante la maggior collaborazione e comprensione del lavoro svolto insieme.

L’età consigliata per dar inizio al trattamento dei disturbi di articolazione sono i 5 anni, o comunque entro l’inizio della scuola elementare, in cui il bambino possiede un’adeguata attenzione e in cui i cattivi automatismi non ancora del tutto consolidati sono rapidamente correggibili.

Il trattamento può subire leggere variazioni da caso a caso se necessario, ma tendenzialmente richiede nel periodo iniziale un’alta frequenza di incontri (almeno 3 settimanali) della durata di 30/45 minuti, dopodiché ci si accorda con la famiglia in base a come reagisce il bambino e ai progressi ottenuti.

Durante le sedute si propongono esercizi respiratori, che del resto sono alla base di ogni tipo di rieducazione logopedica, esercizi propedeutici di motilità degli organi fono-articolatori per poi procedere all’ impostazione articolatoria dei fonemi vera e propria.

a cura di Valeria Pacchioni

 

Dott.ssa Valeria Pacchioni, laureata in Logoterapia alla facoltà di Medicina e 
Chirurgia dell' Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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