Parliamo di Dsa con la testimonianza di Elena Fini, pedagogista e mamma

Un articolo che parla di dislessia scritto da una mamma, pedagogista, che sta vivendo in prima persona il problema di avere figli con disturbi specifici d’apprendimento.

BENEDETTA DISLESSIA! 

Sotto il nome DSA c’è un mondo, ai più sconosciuto, di migliaia di piccoli disturbi d’apprendimento specifici che spaziano dall’invertire cifre, lettere, sillabe, concetti, doppie…alla disortografia fino all’incapacità di leggere o di scrivere o far di conto.

I DSA riguardano diversi ambiti dalla memoria, al calcolo, al lessico alla scrittura…Questi problemi apparentemente banali, possono essere però causa di numerosi fraintendimenti da parte di chi vive attorno alla persona: famigliari, scuola, amici…

Alle volte il bambino col deficit viene considerato svogliato, in altri casi viene bollato come stupido, in altri viene riempito di note e demeriti o addirittura bocciato. In realtà il bambino col deficit NON HA NESSUNA COLPA: porta in sé un gene ereditario di cui non può liberarsi. Può solo SCOPRIRLO, ACCETTARLO, IMPARARE A CONVIVERCI E TROVARE TATTICHE PER OVVIARE AL PROBLEMA.

Non può certo negarlo né abbattersi per questo (purtroppo però spesso così succede ed i nostri servizi pubblici son pieni di famiglie disperate ) anche se prima di scoprirlo purtroppo deve subire numerose frustrazioni e giudizi negativi tali a volte da far perdere autostima e speranza di potercela fare comunque. A volte capita che con sforzi immani il bambino riesca a rimanere al passo con la classe; in tal caso risulta ancora più difficile una diagnosi precoce ed una possibilità di intervento per facilitargli le cose.

Personalmente credo di rientrare in quest’ultimo caso (difficoltà di memoria sia nelle poesie che nelle tabelline che nelle date storiche o nelle formule fisiche ma che ovviavo sbirciando o studiando con gli schemi per ricordarmi la disposizione grafica nel foglio, oppure imparare a tempo di musica), mio marito pur laureato ed attuale dirigente aziendale ha invece sempre avuto difficoltà più palesi nel lessico, nella lettura, nella scrittura delle doppie, degli accenti… In ogni caso nessuno di noi due è mai stato diagnosticato perché all’epoca dei nostri studi era ancora materia oscura…

Morale: 3 su 4 figli con DSA. La mia disperazione in questi anni non è stata tanto quella di far studiare e di capire le difficoltà dei figli (anche comunque!) quanto quella di far capire alle insegnanti che non si trattava di svogliatezza, malafede, disattenzione del bimbo o incuria nostra. I tentativi disperati di convincere mio figlio (che non è stupido!) ad andare a fare test ai servizi di Neuropsichiatria infantile, di convincere il marito ed i nonni che non sono io a volerlo bollare (credono che sia meglio negare e nascondere, come se il problema fosse di chi lo vede), di raccordare i servizi e le diagnosi con le insegnanti (che negano il problema e la diagnosi x 3 anni di seguito), i referenti dsa della scuola (che dopo aver spiato mio figlio in classe dicono in riunione “l’ho visto e mi sembra normale!”), la preside (che mi consiglia di cambiare scuola)….

Eppure sia io che mio marito siam persone realizzate che non si sono mai abbattute nelle difficoltà pertanto CE LA POSSONO FARE ANCHE I NOSTRI FIGLI ma, dico io, se si può, perché negar loro UN AIUTO IN PIU’ ed un’iniezione di fiducia nelle loro BUONE QUALITA’ DA VALORIZZARE?

Ricordo una volta che per sdrammatizzare un brutto voto seguito ad una punizione di mio figlio per non aver fatto un compito che non ricordava in quanto era stato detto velocemente a voce sul finire dell’orario scolastico, oltre a rimediare facendogli fare il compito per il giorno successivo, gli ho fato portare a scuola una costruzione altamente ingegneristica e meccanizzata creata interamente da lui, col suo estro, fantasia e… competenza di gran lunga superiore alla media dei coetanei. Purtroppo l’idea tesa a sdrammatizzare la frustrazione ed a valorizzarlo nelle sue personali competenze, ha sortito soltanto un’ennesima delusione: sgridato pubblicamente, la creazione è stata rotta e rimasta nella scatola sull’armadio in classe senza mai essere mostrata ai compagni. E mio figlio si è arrabbiato con me. Marito pure. (!)

Chissà se un giorno meriteremo, almeno per gli sforzi fatti in tal senso, qualche supporto o progetto differenziato tale da agevolare l’apprendimento. Intanto stiamo in attesa combattendo battaglie quotidiane e sforzandoci di superare difficoltà. Non mi preoccupo più però se mio figlio non finisce i compiti, l’importante è che capisca ciò che fa e sia tutta “farina del suo sacco”.

fine prima parte…

Elena Fini

Anche tu hai un figlio con Dsa? Come state vivendo questa esperienza? Se c’è lo vuoi raccontare lascia un commento qui sotto, grazie.

8 Commenti

  1. ciao cara, bell’articolo!
    Scherzo, grazie x la pubblicazione. Non so cosa sortira’ qui a Corlo ma credo che fra tutte le fam. della provincia che seguono il sito qualcuno si ritrovera’ nel problema dal p.d.v. emotivo e relazionale. Non voleva essere banalmente tecnico (ma se vuoi gli elementi li ho tutti e posso integrarti la seconda o terza parte coi suggerimenti pratici anche se cambiano da b. a b.). Ciao! E.

    • Ciao e grazie del tuo contributo, sicuramente molti genitori si ritroveranno nella tua testimonianza, sai che sto frequentando incontri sull’argomento e quindi purtroppo queste problematiche esistono eccome, penso che sia molto + difficile rapportarsi con le insegnanti e far capire il problema piuttosto che il dsa in se…
      comunque dopo la seconda parte dell’articolo che pubblicheremo la settimana prossima ci sarà anche un articolo + tecnico della nostra logopedista…quindi qui parliamo un po’ di emozioni va la’…

  2. Il mio bimbo soffre di DSA da disfasia da linguaggio e ci e’ voluto paercchio tempo per riuscire a diagnosticare questo disturbo.I bimbi affetti da DSA non sono di categoria B, anzi sono bambini dotati di estro ed abilita` pari a qualsiasi altro bambino.Le istituzioni DEVONO adeguarsi a questo tipo di disturbo ed adottare mezzi per soccombere ed aiutare.Si meritano la stessa considerazione dei bambini di categoria A

    • Grazie Lorenza per il tuo commento, è proprio come dici tu ma è così difficile rapportarsi tutti i giorni con persone che invece di tendere la mano innalzano dei muri.

  3. Ciao! mi chiamo Cinzia, quando ho letto il tuo articolo mi sono consolata! ho un bimbo di quasi 6 anni che ha dsl (disturbi specifici di linguaggio). Come mamma so che può fare qualsiasi cosa, ho capito che ha imparato varie lingue, ho capito che sa tantissime cose ma non sa come fare, non sa sfruttare i mezzi (la voce) per comunicare, è migliorato tantissimo da 3 anni a oggi ma la strada è ancora molto lunga! anche lui ha grande difficoltà di attenzione, interesse per nulla, e tanta tanta frustrazione interiore(tante volte causata dal mondo esterno, amici scuola etcc..) sto cercando con tutte le mie forze di capirlo ma è veramente difficile, entrare nel suo mondo e abbattere questo muro e farsì che si fidi della propria madre e della propria famiglia e soprattutto che si fidi delle sue capacità. Sono stata fortunata ad ever avuto delle maestre che mi hanno aiutato ad affrontare la difficoltà e di aiutarlo nel miglior modo possibile, un’enorme ostacolo è il papà che ancora non accetta il problema. Chiedevo un’informazione: esiste un associazione dove ci si può confrontare genitori bimbi magari un punto di ritrovo. mi piacerebbe molto confrontarmi e soprattutto parlare con persone che mi possono capire che non siano per forza medici! grazie mille!
    Cinzia

    • Di dove sei Cinzia? Qui nel modenese ci sono delle associazioni che seguono i bambini che hanno disturbi specifici d’apprendimento, per quanto riguarda i disturbi di linguaggio che io sappia (ho due figli con disturbi del linguaggio) non c’è qualcosa di specifico…

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