A 17 mesi il bambino non parla, devo preoccuparmi? Ne parliamo con la logopedista

linguaggio-bambiniCi scrivono tanti genitori di bambini sotto ai 3 anni d’età preoccupati perchè i loro bambini sembrano indietro nello sviluppo del linguaggio rispetto ai propri coetanei; abbiamo quindi di nuovo interpellato la nostra logopedista Dottoressa Maria Giovanna Roio per avere un suo parere e rassicurare i genitori 🙂

Buongiorno Dottoressa, volevo chiedere un’informazione: mio figlio ha 17 mesi compiuti ma non parla… dice solo pochissime parole: “mamma”, “papà” e “cacca”. Vedo bimbi della sua età che parlottano o per lo meno dicono diverse parole, ma lui no. Le confesso che sono un po’ preoccupata…ho ragione?
La ringrazio per la sua risposta.

Risponde la dottoressa Roio

Buongiorno,
ribadisco che in questa fascia d’età (almeno fino ai 30 mesi) esistono grandissime differenze nello sviluppo linguistico tra i bambini… per questo suggerisco ai genitori di evitare di fare paragoni con altri coetanei.

Se c’è ansia nei confronti delle abilità linguistiche del piccolo, il bambino lo percepisce e questo potrebbe peggiorare la situazione. I bambini apprendono prima e meglio in un ambiente sereno, propositivo, ricco di stimoli e incoraggiamenti. Quindi cercate sempre di apprezzare e supportare con complimenti verbali (“che bravo! Hai detto una nuova parola!”) quei piccoli progressi verbali che il bambino sta facendo.

Oltre alla produzione verbale (il numero di parole dette dal bambino) vi sono altre abilità a cui prestare attenzione prima di riscontrare un ritardo nello sviluppo linguistico: questi prerequisiti sono fondamentali e permettono un apprendimento del linguaggio più promettente rispetto a chi ancora non li possiede.

Il bambino non parla ma gesticola? Quanto? Il repertorio dei gesti comunicativi predice la futura produzione verbale: se il bambino ancora non parla e utilizza pochi gesti per farsi capire, probabilmente farà più fatica ad iniziare ad esprimersi verbalmente.

Anche la combinazione di un gesto comunicativo ed una parola costituiscono già una primissima ‘frase’. Ad esempio un bambino che indica la macchina e dice “papà” potrebbe voler dire “Il papà ha preso la macchina” oppure “Quella è la macchina del papà”.

Questa rappresenta una fase di transizione che precede e facilita la comparsa delle frasi vere e proprie, le quali seguiranno non appena il bambino avrà ampliato ulteriormente il numero di parole prodotte.

Altri prerequisiti riguardano le capacità di memoria visiva e di attenzione: in particolare l’attenzione condivisa è molto importante per stabilire uno scambio comunicativo. Essa infatti presuppone una buona coordinazione motoria poiché coinvolge tre elementi: il bambino, l’adulto e un oggetto.

Il bambino deve essere in grado di spostare l’attenzione da un oggetto all’adulto e viceversa: magari indica una palla e poi guarda la mamma emettendo un vocalizzo allegro. Ha espresso chiaramente l’intenzione di giocare, pur non avendo detto nessuna parola.

Infine da non trascurare le tappe dello sviluppo motorio: da quanto il bambino cammina? Ha gattonato? Se sì, per quanto tempo? Un bambino che cammina ha la possibilità di spostarsi velocemente da una stanza all’altra: per chiamare la mamma, per cercare un oggetto da condividere, per esplorare un ambiente nuovo… insomma un mondo più allargato dal punto di vista comunicativo e ricco di stimoli.

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Articolo a cura della dott.ssa Maria Giovanna Roio

Logopedista Cell: 340 9974500 Web: www.logopediamo.it

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