A cosa serve un percorso educativo attraverso l’arteterapia?
Il percorso serve a sostenere i bimbi nelle loro fatiche quotidiane, a riconoscere le emozioni, a trovare un posto dove depositarle e trasformarle, sentendo che si possono attraversare anche se sono difficili, anche se s’incontra la frustrazione, anche se si è stanchi.
Il tuo bimbo urla, piange, fa i capricci e tu non sai come aiutarlo? Cerchi di capire cosa non vada, ma nonostante le buone intenzioni e i diversi tentativi, lui non risponde, urla, lancia gli oggetti o scappa?
Quello che sta accadendo al tuo bimbo è tanto semplice quanto complesso, le sue emozioni hanno preso il sopravvento e lui non riesce più a gestirle, così le richieste più semplici lo mandano in frustrazione.
Facciamo qualche esempio: la mattina non vuole vestirsi, piange prima di entrare a scuola e non ti vuole lasciare, siete al parco gli dici che è ora di rientrare ed esplode il capriccio, gli dici che è ora di spegnere la tv, o di lavarsi i denti e il tuo bimbo non ascolta.
L’esplosione, il pianto, la mancanza di ascolto, sono il segnale di un sistema stanco, magari in sovraccarico, e di fronte all’esplosione ormai in atto ogni intervento sembra vano e tu potresti sentirti a tua volta frustrata/o, in difficoltà, o pensare di aver sbagliato qualcosa, ma non è così.
Il tuo bimbo in quel momento ti sta dicendo che il suo cervello emotivo ha preso il sopravvento, che dopo una giornata piena di richieste quell’ultima è stata di troppo, che non riesce più a scegliere perché è stanco, che non ha le parole per spiegarti come si sente e l’unica via che riesce a percorrere è il pianto o quello che chiamiamo capriccio, attraverso queste reazioni ti sta dicendo appunto: è troppo, non ce la faccio, non riesco; ascoltare queste fatiche, prenderle in carico, trovare gli strumenti giusti è quanto puoi fare come genitore.
Per i bimbi non è semplice descrivere cosa stanno attraversando o che cosa stanno provando, dare un nome alle emozioni non è semplice, anche perché la loro corteccia prefrontale è ancora in fase di sviluppo e riconoscere tutta la gamma delle emozioni per loro è un compito arduo dal momento che molte emozioni non sono ancora state codificate. Del resto se ci pensiamo bene, anche per gli adulti riconoscere e gestire le emozioni non è semplice, soprattutto quando siamo stanchi o preoccupati per qualche motivo, il mix di emozioni e sensazioni può essere così intenso da risultare difficile da decodificare anche per noi.
Come funziona un percorso educativo in arteterapia?
Il bimbo arriva in atelier dove trova tanti materiali diversi per creare liberamente un’opera che sarà accolta per quella che è senza giudizio né aspettative. Può disegnare, dipingere, lavorare con la creta, costruire con materiale da riciclo, le possibilità sono molto ampie. Mentre lavora trova uno spazio che funziona da contenitore nel quale depositare le proprie emozioni faticose. Lavoro, dopo lavoro, attraverso il sostegno dell’arteterapeuta, il bimbo impara a dare un nome alle emozioni a gestirle attraverso processi autoregolativi. Nel lavoro i materiali artistici diventano alleati simbolici silenziosi che aiutano il bimbo a creare le strutture necessarie per utilizzare quelle risorse nella quotidianità.
Non solo materiali artistici
Durante il percorso utilizzo diversi strumenti per sostenere i bimbi, creo e racconto storie attraverso il Kamishibai (teatro di carta), leggo con loro dei libri, trasformo la loro opera d’arte in un gioco. Perché la gestione delle emozioni non si spiega a parole come se fosse una lezione, si apprende per esperienza viva, per immagini, in un luogo che accoglie e contribuisce a favorire nel bambino la creazione di uno spazio sicuro al quale accedere in modo sempre più spontaneo e naturale quando si trova in difficoltà.
E il genitore?
Prima dell’inizio del percorso svolgo un colloquio con i genitori, durante il percorso lavoro in sinergia con loro, offrendo piccoli spunti ed esercizi da fare a casa, alla fine del percorso nell’incontro di restituzione lascio loro un piccolo vademecum per continuare a sostenere il proprio bimbo.
Il mio bimbo non esplode, non fa capricci, ma è molto timido, questo percorso può essergli utile?
Certo, questo percorso può essere di aiuto anche a bimbi molto timidi o introversi, perché sostiene gradualmente e in modo creativo le risorse dei bambini, permettendo loro di spostare il loro confine un pochino più avanti.
Il mio bimbo ha dei bisogni speciali, questo percorso può aiutarlo?
Sì, questo percorso attiva le risorse e le abilità dei bimbi, partendo da ciò che portano. La mia esperienza con le persone con bisogni speciali è ormai trentennale.
La scuola mi ha suggerito di fargli iniziare un percorso, è previsto un colloquio con le insegnanti?
Sì, mi rendo sempre disponibile a fare rete con la scuola, i genitori e gli altri professionisti eventualmente coinvolti.
A che età si può fare un percorso educativo attraverso l’arteterapia?
Al percorso possono accedere bimbi della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, ragazzi della secondaria sia di primo che di secondo grado, perché anche gli adolescenti possono trovare difficile decodificare cosa stanno provando e laddove è difficile o impossibile esprimersi attraverso le parole, i colori e i materiali artistici parlano per noi.
Ogni bambino ha infinite risorse creative e se sostenuto adeguatamente può riconoscerle, svilupparle e metterle in campo nel confronto con le sfide quotidiane e nelle relazioni.
Educare con cura, gentilezza e rispetto è a mio avviso il modo per farle emergere.
Sono Linda Rosaria Faggiano, arteterapeuta clinica, danzaterapeuta clinica, esperta in mindfulness psicosomatica e in stimolazione sensoriale basale. Ho un’esperienza trentennale nella relazione d’aiuto, ho svolto numerosi progetti nelle scuole sull’alfabetizzazione e la gestione emotiva, e per l’inclusione di bambini con bisogni speciali; lavoro come formatrice per gli insegnanti.
Il mio approccio è EDUCARE CON CURA attraverso l’esperienza.
Se ti ritrovi in queste righe contattami per fissare un colloquio conoscitivo.
Ecco i miei riferimenti:
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Il mio studio, Progetto Lavoratorio, è in via Munari, 14 a Modena.



